La filosofia dell'arsenale di Riccardo Mattera.

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La filosofia dell'arsenale di Riccardo Mattera.

Messaggio  Albatros il Dom Gen 18, 2015 3:23 pm

Questo argomento, in fase di ristrutturazione del forum è inizialmente stato cancellato su richiesta dell'autore, poi giustamente si è deciso di ripristinarlo su richiesta dello stesso.
Spero che non si sia perso nulla del messaggio originale. Mauro



"L'arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo."

John Ruskin



Modellismo d'arsenale e di qualità, non significa che ho dei preconcetti verso i kit: ho iniziato con i kit, servono lo scopo degnamente. Poi c'è chi non si accontenta e vive piaceri particolari e passa all'autocostruzione. L'arsenale è autocostruzione ma non è solo carpenteria e ossatura; se per necessità di confronto, ed in contesti particolari (competizioni modellistiche), per arsenale s'intende quei modelli che prevedono la carpenteria nella costruzione di uno scafo, il termine arsenale è certamente moderno, ed è indicativo di un'epoca modellistica che era prettamente eseguita per conto e all'interno dei laboratori modellistici negli arsenali navali dell'epoca. I modelli che sono giunti sino a noi, che sono nei musei delle maggiori potenze navali dell'epoca, non sono tutti in carpenteria. Questo stabilisce che modellismo d'arsenale può significare molte cose, e guardando la perfezione dei modelli dell'epoca, detti appunto d'arsenale, stabiliamo che quella perfezione, sino all'ultimo chiodo, era doverosa per gli scopi per i quali i modelli erano richiesti: visione per l'approvazione alla costruzione del bastimento scala 1/1 da parte dei Reali e delle commissioni incaricate, studio e insegnamento, presentazione per la vendita a compagnie private, idrodinamica, per tramandare e non ultima per la loro conturbante bellezza. Arrivati a questo punto dobbiamo stabilire la qualità; sempre rifacendoci ai modelli dell'epoca possiamo, attraverso i materiali usati, stabilire la nobiltà di questi ultimi, e cioè sono coerenti con quelli delle navi vere: legno dove c'era legno, metallo dove c'era metallo, cotone per la canapa dei cordami, stoffa per le vele. Ecco cosa intendo per filosofia d'arsenale.
D’altro canto i modelli dell’epoca ci dicono anche altre cose, una delle principali è che, una delle potenze marittime più in vista dell’intero periodo velico ligneo delle guerre di linea, precisamente l’Inghilterra nella rappresentanza dell'ammiragliato, richiedeva agli artigiani che si occupavano di costruire i modelli (molto spesso i modelli erano messi insieme da più mani), un processo di costruzione molto particolare, e ad un’analisi delle probabili motivazioni di tale scelta, si comprende che lo si faceva solo e semplicemente per necessità puramente estetiche. Sto parlando dei modelli Navy Board. In questi modelli possiamo notare che il sistema di costruzione dell’intero accostolato, cioè le coste vere e proprie, erano posizionate su tutta la lunghezza dello scafo senza rispettare ne larghezza di costa, visto che sono per la maggioranza costruiti con coste doppie (le singole coste nella costruzione inglese sono una realtà, visto l'uso delle capezzelle che ne giungevano i vari pezzi in ogni intestatura, senza quindi la necessità di sovrapposizioni), ne spazio di maglia, tanto che un modellista odierno, nell’osservazione di questi modelli, può incorrere in una moltitudine di errori se volesse costruire come la reale architettura prevedeva. Osservando questi modelli, per la quasi totalità navi da guerra, notiamo che lo spazio di maglia è ampio come le costole stesse, e uno degli oramai famosi establishment d'oltre manica per la costruzione dei bastimenti da guerra, prevedeva che lo spazio di maglia non fosse superiore alle palle di cannone nemiche, almeno fin sopra al galleggiamento, ed è quindi un’incongruenza questo spazio di maglia esagerato con la necessità di realtà chi ci deriva invece da tutto il resto di ciò che è la ricostruzione di questi modelli. Ma è proprio osservandoli che ne cogliamo l’essenza, in generale l’opera viva, cioè l’opera immersa, non ha elementi ne di tutto ciò che è la compartimentazione della cala ne del traponte, e non comporta neppure la messa in opera delle serrette e chiaramente neppure del fasciame, partendo da sotto all'ultima cinta sino alla chiglia. Questo permette di far filtrare luce  attraverso lo scafo nell’opera viva. Guardandolo, ne possiamo vedere al di là, e le linee della carena vengono ampiamente messe in evidenza e, oggettivamente, il gioco di luci è affascinante e tutta la bellezza e la finezza del modello e della sua attenta costruzione, vengono fortemente esaltate. Una soluzione modellistica quindi, per esaltare la conturbante bellezza dell’insieme. Siamo alle soglie dell’arte a mio parere.  




Spoiler:
















Questi sopra sono tutti modelli Navy Board conservati al N.M.M. di Greenwich. In questo modello sotto invece, sempre dal N.M.M. e precisamente il Royal George, vi faccio notare un'altra particolare attenzione che veniva riservata ad alcuni modelli, dove possiamo osservare un particolare che non era conforme a ciò che sarebbe stata poi la nave reale. Molto spesso nella paratia di prora e nella volta d’arcaccia, venivano dipinti dei motivi allegorici che riportano le classiche divinità mitologiche marine per eccellenza: Nettuno e Teti piuttosto che Giove con le sue folgori o Giunone e le sue oche. Questi dipinti sono in realtà, tanto di più nella miniaturizzazione dei modelli, delle vere e proprie opere d’arte ma, in realtà, non erano poi dipinti sul bastimento, tanto meno in quei punti così improbabili. Tutto ciò ci fa comprendere come fosse importante in diversi casi, rendere assoluta la bellezza del modello, non più fine a mostrare la sola realtà costruttiva ma, addirittura, questa viene resa improbabile, inverosimile, e solo per la “necessità” di raggiungere l’Arte. Ovviamente tali opere erano ad appannaggio di autentici artisti, i quali si incaricavano anche delle sculture, e dei veri attrezzatori che erano impiegati per attrezzare i modelli con cordami e velatura, tutti questi artigiani, ai quali dobbiamo il piacere di tali bellezze, venivano ovviamente adeguatamente e profumatamente retribuiti.








Ciao Riccardo

John Silver ha scritto:
In questo modello sotto invece, sempre dal N.M.M. e precisamente il Royal George, vi faccio notare un'altra particolare attenzione che veniva riservata ad alcuni modelli, dove possiamo osservare un particolare che non era conforme a ciò che sarebbe stata poi la nave reale. Molto spesso nella paratia di prora e nella volta d’arcaccia, venivano dipinti dei motivi allegorici che riportano le classiche divinità mitologiche marine per eccellenza: Nettuno e Teti piuttosto che Giove con le sue folgori o Giunone e le sue oche. Questi dipinti sono in realtà, tanto di più nella miniaturizzazione dei modelli, delle vere e proprie opere d’arte ma, in realtà, non erano poi dipinti sul bastimento, tanto meno in quei punti così improbabili. Tutto ciò ci fa comprendere come fosse importante in diversi casi, rendere assoluta la bellezza del modello, non più fine a mostrare la sola realtà costruttiva ma, addirittura, questa viene resa improbabile, inverosimile, e solo per la “necessità” di raggiungere l’Arte. Ovviamente tali opere erano ad appannaggio di autentici artisti, i quali si incaricavano anche delle sculture, e dei veri attrezzatori che erano impiegati per attrezzare i modelli con cordami e velatura, tutti questi artigiani, ai quali dobbiamo il piacere di tali bellezze, venivano ovviamente adeguatamente e profumatamente retribuiti.


una piccola e pedante precisazione, delle tre foto solo l'ultima ritrae il modello della Royal George attualmente al museo di Greenwich, le prime due raffigurano il modello di un vascello di secondo rango (pure al museo di Greenwich); non è ben chiaro quale nave rappresenti, alcune caratteristiche sono riconducibili a una nave costruita entro il 1740 altre sono peculiari delle costruzioni successive al 1750. Il nome dipinto sulla facciata dello scudo a poppa (Barfleur) non è riconducibile alla Barfleur varata nel 1768 (l'uso di dipingere il nome della nave entrò in vigore nel 1772), quindi è possibile che il modello non rappresenti una nave realmente esistita o che, ipotesi riportata nel libro di John Franklin Navy Board Ship Models, rappresenti la Barfleur precedente, ridotta a pontone nel 1764; questo potrebbe speigare gli anacronismi presenti nel modello (dovuti al fatto che la nave venne rappresentata nella fase finale della sua carriera).

Riguardo ai fregi dipinti, per quanto apparentemente improbabile dal punto di vista pratico, sarei portato a non escludere che (per lo meno in alcuni casi) facessero parte delle decorazioni delle navi vere. Tali ornamenti infatti sono stati rappresentati non solo sui modelli, ma anche nei dipinti dell'epoca e (dettaglio non trascurabile), sui alcuni disegni ufficiali delle navi "as built" (cioè rappresentazioni delle navi dopo la costruzione) conservati negli archivi di Greenwich.

Alessandro


Ciao Alessandro buona sera e benvenuto nel nuovo Café, è un vero piacere confrontarmi di nuovo su questi argomenti con uno dei pochi che conosce la materia ancor meglio di me, non sai quanto mi sei mancato.  study  Hai ragione, ho fatto un'errore nello scaricare le foto, e dire che c'ero stato attento anche perché la differenza nella polena è abissale. Delle tre foto solo l'ultima è del Royal Gorge, nulla a che vedere con la Barfleur e le vediamo entrambe bene nelle foto sotto al fine di inquadrarle. Probabilmente per i dipinti posso darti ragione sulla non esclusione che le navi potessero essere dipinte ma credo di essermi spiegato male, ho specificato le aree dove a rigor di logica e di riscontri storici, questi erano improbabili, mentre so per certo che dipinti simili erano tutt'intorno alla murata, esattamente sopra i vari parasartie, sia di trinchetto che di maestra e mezzana, ti riferisci a questi, quando dici che non ti senti di escludere che le navi fossero dipinte?
La mia esposizione era in funzione di risposta alla domanda, del perché nei modelli vi fosse una ricerca ossessiva del tocco artistico, e tutto sommato il risultato non cambia.
Ti ho inviato questo pomeriggio una e-mail con un allegato per un tuo parere ma, visto che sei nel Café possiamo poi parlarne qui. Di nuovo ben tornato.  Very Happy  

Barfleur



Spoiler:






Royal George



Spoiler:





Probabilmente uno dei rari modelli dell'epoca che conserva l'attrezzatura originale: Naseby 1655


Seconda guerra anglo olandese assalto al Medwey
Nel giugno 1667, de Ruyter lanciò gli olandesi nell'Incursione sul Medway alla foce del Tamigi.
Dopo aver catturato il forte di Sheerness, riuscirono a spezzare le enormi catene che proteggevano l'ingresso al Medway e, il 17, attaccarono la flotta inglese che era stata portata in secca a Chatham.
La coraggiosa incursione rimane il più grande disastro militare inglese fin dalla Conquista normanna.
Molte delle navi della Marina Reale vennero distrutte, o dagli olandesi o per essere state autoaffondate allo scopo di bloccare il fiume. L'ammiraglia inglese, HMS Royal Charles, venne abbandonata dal suo equipaggio ridotto, catturata senza che venisse sparato un colpo e rimorchiata nei Paesi Bassi.
Il suo stemma è ora in mostra al Rijksmuseum. Gli incursori risparmiarono il cantiere navale di Chatham, il più grande complesso industriale inglese dell'epoca.
(Wiki)


L'audace incursione è stata un'enorme shock; gli olandesi sembravano colpire al cuore della Royal Navy.
Sir William Coventry, un commissario della Marina e deputato nel Great Yarmouth era presente a Chatham durante il raid.
Coventry è stato registrato dal famoso diarista Samuel Pepsy: "portate via le cose di grande valore, e questi erano i suoi modelli di navi".
Pepys rileva inoltre che durante la successiva inchiesta Coventry, forse un po sardonico, ha affermato: "gli olandesi avrebbero avuto più vantaggio dai modelli rispetto a delle navi".


Nick Ball (Assistant Curator of Ship Models NMM)



Sir William Coventry

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