Breve storia del modellismo navale e d'arsenale: considerazioni sul tema.

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Breve storia del modellismo navale e d'arsenale: considerazioni sul tema.

Messaggio  Nostromo il Sab Mar 17, 2012 1:25 pm

"Quando costruiamo, cerchiamo di pensare che costruiamo per l'eternità."    

John Ruskin




John Ruskin, era Inglese ed era un grande storico dell’arte vissuto nell’età Vittoriana, in una sua opera del 1856, esprime un giudizio che merita di essere riportato:
«Questo secolo sarà ricordato nel futuro per essersi condotto in modo perfetto in un’impresa, e in una soltanto, io credo. Questo secolo non ha brillato nel campo della politica e tanto meno in quello dell’arte; non ha saputo creare un’Età dell’Oro con la sua ragione, né sembra essere un esempio di costanza nella fede. I suoi cannocchiali e telegrafi potrebbero essergli ascritti a titolo di merito, se nell’inventarli non avesse in gran parte dimenticato come vedere chiaramente con i propri occhi e parlare onestamente con la propria lingua. Anche le sue scienze naturali potrebbero essergli accreditate come un dato positivo, se non avesse preso l’abitudine di considerare la storia naturale soprattutto come l’arte di scrivere nomi latini su cartellini bianchi. Nulla però di tutto questo sarà invero considerato un giorno come il nostro miglior prodotto; si potrà invece sempre dire di noi, con immancabile rispetto: essi costruirono navi di linea»
Giovanni Santi Mazzini, riporta e commenta tutto ciò nell’introduzione della sua "Tecnologia militare marittima" e parla a ragion veduta di giudizio caustico quanto sorprendente, considerando che un’affermazione simile sarebbe venuta ovvia se a farla fosse stato un militare e non uno storico dell’arte per altro notevole, tenendo presente che all’epoca l’Inghilterra fondava come non mai la propria sicurezza e la propria potenza sulla Royal Navy. Per quanto mi riguarda tutto ciò la dice lunga sulla considerazione che chiunque, ed in particolar modo un modellista, dovrebbe maturare osservando e valutando quell’incredibile macchina da guerra che era una NAVE di LINEA, e quindi cosa comporti metterne in opera il modello. Oggi i modelli d’arsenale che mettiamo in opera noi, a mio parere, non sono solo quelli che ripercorrono l’intera costruzione nella sua struttura e nei quali è possibile ammirare la carpenteria e tutti gli interni, ma anche quelli che sono impostati sulle ordinate, a pane e burro o come meglio si crede, ma che arrivati al primo ponte di batteria la costruzione proceda sulla base della realtà, perché i ponti cosi come gli armamenti, devono essere interamente raffigurati, od in alternativa i portelli devono venire chiusi. In definitiva tutto ciò che è visibile deve essere conforme all'originale. Il modellismo navale oggi si compone di molte categorie, dallo statico al navigante ve ne è anche uno sportivo. Il modellismo è una delle passioni infantili che s’inizia per puro gioco e che si può protrarre fino all’età adulta, diventando attività umana seria e, con la dovuta intensità, arte nel senso pieno del termine. Il piacere che si ricava nel costruire qualcosa di complesso con le proprie mani è unico ed indiscutibile, ma il modellismo navale ed in particolar modo quello d’arsenale della marineria velica lignea, non richiede solo abilità manuale ma anche, e con notevole valore, della dovuta conoscenza. È necessario avere la cognizione di cosa sia un piano navale e saperlo leggere, è fondamentale apprendere d’architettura e di costruzione navale, conoscere la carpenteria delle diverse marinerie nelle varie epoche, imparare l’attrezzatura della gran varietà d’armi velici, per fare tutto ciò è necessario studiare la storia della nave, apprendere la terminologia, ricercare, approfondire, dopodiché si avrà il timore di scuffiare sbagliando le dimensioni di un albero o non montando una vela alla giusta altezza, ci si sentirà marinai ed uomini di scienza e del 700, e per adattare la mano alle esigenze della mente si devono apprendere una moltitudine di tecniche, si dovrà essere di volta in volta mastri d’ascia, scultori, velai, cordai, fabbri, disegnatori tecnici, pittori, tornitori, fresatori e non ultimo fotografi. Tutto questo si acquisisce con il tempo e con la volontà, si ha in definitiva la possibilità di migliorarsi notevolmente, poiché nel modellismo di un certo livello, confluiscono la pazienza più ricercata, il gusto della meticolosità, la bellezza estetica, il che vuol dire educarsi, disciplinarsi, impegnarsi, e tutto ciò si traduce in amore, passione, volontà, valori in cui maggiormente oggi, l’uomo attua se stesso ed i propri sogni.
E' certo, a ben pochi è dato di sapere che l’arte del modellismo navale è antica come l’uomo. All'alba della civiltà si costruivano modelli di quelli che erano allora i mezzi per muoversi, per fiumi o per mari, e prettamente per scopi votivi, cioè religiosi. Nel 1929 negli scavi di Ur si rinvenne il più antico modello mai trovato, risalente al 4000 a.C. è in argento ed è lungo 65 cm. era stato posto nella tomba di un Re, probabilmente per trasportare lo spirito del defunto nell'aldilà. La civiltà Egizia raggiunse un buon grado di perfezione nella costruzione navale, e negli scavi effettuati nella Valle dei Re sono stati rinvenuti molti modelli alcuni di pregevole fattura, famosi quelli della tomba di Tutankhamen. I Fenici, i Greci ed i Romani, ci hanno lasciato molte raffigurazioni sotto forma di bassorilievi ma pochi modelli e tutti in terracotta, come anche La civiltà Etrusca, i quali modelli sono stati trovati in gran parte dell'Italia. Il medioevo ci ha tramandato pochissimo materiale modellistico, senza dimenticare poi i vichinghi che con i loro drakkar si spinsero fino alle terre dell’America, e ci hanno lasciato vere navi usate come tombe per i loro principi guerrieri. Il Cristianesimo accentuò l’uso votivo dei modelli e questi ornarono per secoli le chiese cattoliche del mondo. Fra i modelli più antichi anteriori alla scoperta dell’America, si ricorda l’esemplare di nave Spagnola conservato al Prins Hendrik museo di Rotterdam, datato intorno al 1450. Senza dimenticare che nella religione cattolica i riferimenti alla nave sono molteplici: le chiese erano costruite a forma di nave capovolta da cui il termine “navata” e da un certo periodo l’incensorio aveva la forma e il nome di una barca, “naveta”.
Il visitatore occasionale che varcherà la soglia dei molti musei navali delle maggiori potenze marinare d’Europa del XVII e XVIII secolo, si troverà di fronte ad uno spettacolo che, nella maggior parte dei casi non aveva neppure lontanamente immaginato. Il “poverino”, i cui occhi saranno rapiti dai molti modelli d’arsenale, risalenti alcuni ai primi decenni del 1600, scoprirà con somma meraviglia che questi appaiono di una tale incontenibile bellezza da essere considerati oggi tra i più fulgidi esempi d’artigianato che ci siano mai arrivati. L’abilità, la meticolosità più ricercata hanno reso quegli artigiani, quegli artisti, immortali tramandatori di un’epoca e di una cantieristica arsenalizia che sarebbe altrimenti svanita nel nulla e nell’oblio.(come d'altronde è accaduto proprio alle vestigia della nostra marineria “annegate” nell’incuria e nel dimenticatoio.) I maggiori storici del XX e XXI secolo hanno stilato molte delle loro importanti ricerche, basandole sullo studio dei modelli d’arsenale per le caratteristiche di fondata attinenza storica e per la consumata perizia con cui i modellisti degli atelier negli arsenali, li costruivano, mettendo in opera le copie esatte dei bastimenti così come gli ingegneri intendevano realizzarli, o in molti casi, di navi dal glorioso passato o per le caratteristiche architettoniche.
Tutte queste meraviglie, oggi riunite in collezioni, fanno la ricchezza dei musei navali più importanti in tutto il mondo ed in sporadici casi si trovano in collezioni private ma sempre accessibili al gran pubblico.
Le origini di un tale patrimonio si devono, probabilmente, al genio ed all’intraprendenza del grande costruttore navale Inglese PHINEAS PETT. Nella sua autobiografia che si conserva tra i manoscritti al BRITISH MUSEUM, si evidenzia la sua passione per la costruzione in scala ridotta e vi sono riportati aneddoti su modelli da lui eseguiti. Nel 1601 PETT è nominato vicedirettore delle costruzioni navali a Chatham (la sua famiglia lavorava nei cantieri da varie generazioni) e nel 1607 mette in opera il modello di una nave che stava progettando, il PRINCE ROYAL di circa 1150 tonnellate, sembra che il modello fatto di sua mano, fosse bello come la nave vera ma, ancora più stupendo, doveva essere il modello della SOVEREIGN OF THE SEAS costruita nel 1637 da suo figlio PETER sotto la direzione del padre PHINEAS. Il modello, sempre fatto da PETT Padre pareva essere, secondo i resoconti del tempo, di una tale raffinata fattura da abbellire le stanze reali.
Dopo la “caduta” dal patibolo di Carlo I, arriva al potere in Inghilterra un soldato terraiolo tale OLIVER CROMWELL che alla testa di un governo di “salute pubblica” porta nuove regole per tutti, anche per la marina militare. Appare ovvio che molti dei più stretti collaboratori di questo LORD PROTETTORE, che pur rifiutando la corona governò come un despota, fossero incompetentemente disorientati di fronte ai disegni navali che dovevano essere preparati, discussi, corretti e approvati prima di impostare la chiglia sullo scalo. È ancora più ovvio se si pensa che, questi “contadini soldati”, abbiano visto nei palazzi i meravigliosi modelli che PETT aveva fatto delle sue navi, (purtroppo non sono giunti sino a noi) e quindi dovettero rendersi perfettamente conto che sarebbe stato infinitamente più semplice per un neofita approvare in base a modelli simili piuttosto che su dei disegni certamente complicati.
Fu così che durante il primo periodo di questo Commonwealth, nel 1649 i Lord dell’ammiragliato che mancando un Re erano direttamente responsabili della politica navale, ordinarono con un atto scritto al consiglio della marina (il primo a quanto risulta), di sollecitare i costruttori competenti a presentare all’ammiragliato i piani relativi specificando: “congiuntamente a dei modelli in scala ridotta delle navi in progetto”. Avevano avuto origine i modelli d’arsenale. Questo per quanto riguarda l’Inghilterra. In Francia nondimeno bisogna attendere qualche altro decennio, esattamente con la salita al potere di JEAN BAPTISTE COLBERT che divenuto segretario di stato per la marina Francese nel 1669, impose la tradizione di costruire modelli esatti delle navi costruite, da conservare negli arsenali. É probabilmente per le capacità dei Francesi di conservazione delle glorie passate che oggi al MUSÈE DE LA MARINE, si può osservare la più affascinante collezione di modelli d’arsenale del pianeta, senza ovviamente nulla togliere a quell’istituzione che è il NATIONAL MARITIME MUSEUM di GREENWICH che ha però di fatto “perduto” molti dei più interessanti modelli d’arsenale Inglesi ed in particolar modo, mi riferisco alla famosa collezione; HENRY HUDDLESTON ROGERS (1879-1935) che oggi si conserva, all’U.S. NAVAL ACCADEMY d’ANNAPOLIS nello stato del MARYLAND U.S.A. Più di cento modelli dell’epoca, alcuni dei quali derivanti dalla collezione di CUCKFIELD PARK che, oltre alla superba bellezza, in alcuni casi sono originali anche nell’attrezzatura e quindi dall’inestimabile valore. C’è da affermare che per tradizione i modelli di CUCKFIELD sono collegati al nome di SAMUEL PEPYS
Ritengo poi una verità incontestabile, il fatto che taluni uomini vivano diverse ore della propria giornata come le uniche ed insostituibili in cui possono attuare, in perfetta solitudine, loro stessi, le proprie passioni ed i propri sogni. Dedicare tempo, magari dopo ore di lavoro stressante, a qualche cosa che è impegnativo a volte più del lavoro stesso, presuppone un forte interesse, una grande passione ed una tenace volontà. Il modellismo navale d’arsenale rivendica a mio parere questi valori, senza i quali non si metterà in opera mai nulla di rilevante. Questa è la ragione per cui sono fortemente convinto della discutibilità del modo così attuale e diffuso di fare modellismo nel nostro paese. La costante mancanza di ricerca, l’inadeguatezza dei criteri per la sua applicazione ed in particolare la superficialità della stragrande maggioranza dei modellisti, predisposti ad accettare monografie indegne di questo titolo, hanno stimolato il mercato a far sì che un modello è solo e forzatamente il frutto di una scatola di montaggio. Si è cosi creato un esercito di modellisti “pataccari” che, anziché sentirsi dei nobili artigiani sono semplicemente degli assemblatori di un qualcosa di prefabbricato, di improbabile e di inesistente nella realtà. La cosa che più infastidisce è il clima trionfalistico di certi ambienti e della presuntuosa didattica che propongono, non frutto della ricerca archeologica e dell’esperienza modellistica maturata, bensì di fantasiose baggianate prodotto del copia e incolla neppure tanto celato.
Il problema non è autocostruzione o scatola di montaggio, provengo anch’io dalle scatole di montaggio, non rinnego alcunché di ciò che è fondamentale per coloro i quali non conoscano affatto la propria manualità. I kit di montaggio sono necessari per chiunque voglia intraprendere un percorso, che non deve necessariamente portare dove ha portato me, si può costruire semplicemente passando due ore per qualsivoglia motivo senza essere additati come “pataccari”, lo si diventa però quando poi si vuol far passare il proprio semplice hobby per ciò che non è, arrogandosi anche il diritto di giudicare. Ed allora mi domando, prendendo spunto dalle parole del mio storico navale Italiano per eccellenza, Giovanni Santi Mazzini: perché? Perché anche operando con un kit, anziché essere un semplice esecutore non si può provare ad essere un artigiano che sa infondere nel proprio modello l’anima della conoscenza e quindi l’invisibile tinta del tempo? invisibile sì, ma visibilissima quando manca!
Oggi non è più giustificabile l’accettazione dì scarse documentazioni, lo poteva essere 30 anni or sono, oggi no. Dipende da ognuno di noi operare modelli probabili ed attinenti, perché abbiamo la possibilità di consultare anche testi originali e di scegliere tra una moltitudine di monografie attendibili sotto ogni profilo. Io credo che praticare modellismo ad un certo livello, parafrasando Boudriot, tenda ad essere arte. Credo che l’artigianato più puro sia arte, la scultura è arte, noi la pratichiamo, ma onestamente mi sento più artigiano che artista, perché l’artista vive di pulsioni, le sue opere le esprime di getto, poi nell’arco di un periodo più o meno lungo può rifinirle, noi No. Noi dobbiamo pianificare, dobbiamo considerare, valutare, studiare, approfondire comunque, certamente riusciamo anche a vivere il nostro modello come il pittore sente il quadro che sta dipingendo o il musicista l’opera che sta componendo, ma c’è quantomeno un approccio diverso.
A tutti voi esprimo un’ultima cosa: provatevi, senza paura, e senza nessun timore provate le vostre mani e soprattutto la vostra passione, vi garantisco che potreste scoprire cose impensabili, ed improvvisamente ritrovarvi dove mai avreste fantasticato prima.

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