Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

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L'imbarazzante incomprensibilità dell'arte informale.

Messaggio  Der Admiral il Sab Mar 15, 2014 2:41 pm

L'imbarazzante incomprensibilità dell'arte informale.

L'arte non figurativa (astratta) è un'invenzione relativamente recente...ed è fonte perenne di imbarazzo dato che se ne trae sempre e comunque un'impressione negativa, quasi fosse un sottoprodotto generato dalla palese incapacità di chi l'ha realizzata di creare un'opera figurativa.
Al di là della questione se essa possa piacere o non piacere all'uomo della strada, il bandolo della matassa sta nel fatto che il vero valore dell'opera d'arte concettuale non risiede nel prodotto finito in se stesso ma nel processo mentale che porta l'artista ad arrivare ad esso.
In altre parole l'opera vale non in se stessa ma per il ragionamento che c'è dietro.

Ora scriverò una cosa sconvolgente:
parlando di Michelangelo...è interessante notare come qualcosa di concettualmente simile succeda nelle opere della vecchiaia...per esempio i "prigioni" per la mai realizzata tomba di Giulio secondo o la "Pietà Rondanini" (vedi figura).
L'artista elabora il cosiddetto "non-finito".
La scultura viene lasciata in buona parte grezza...come se in quell'incompiutezza si volesse rappresentare lo stesso processo di liberazione della forma dalla materia informe....
Al di là dell'ossequio alla formazione neoplatonica respirata presso la corte medicea, a mio modestissimo avviso qui Michelangiolo, verso la fine della sua vita, arriva a concepire qualcosa di similare a ciò che muove l'operare degli autori moderni.
L'arte rappresentata come processo di trasformazione, nel momento stesso del suo realizzarsi...
curiosamente esempi inquietantemente simili al non-finito michelangiolesco li troviamo in alcune tele della produzione della maturità di autori come Tintoretto, Caravaggio, Velasquez, Hals, El Greco.... in certe parti del quadro la superficie pittorica viene appena sporcata dalla materia pittorica....e la forma pare svanire nell'informe della tela grezza (esattamente come la forma scultorea dei prigioni michelangiolesche svaniva nell'informe del blocco di marmo appena sbozzato)...ma a ben osservare si nota che queste zone posseggono una carica espressiva che tradisce una consapevolezza espressiva raggiunta dopo decenni di sperimentazione delle potenzialità dello strumento pittorico.


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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Nostromo il Sab Mar 15, 2014 7:42 pm

der admiral ha scritto:...il vero valore dell'opera d'arte concettuale non risiede nel prodotto finito in se stesso ma nel processo mentale che porta l'artista ad arrivare ad esso.


Non so voi ma questo concetto per il sottoscritto è illuminate!  ☀ 




der admiral ha scritto:...Ora scriverò una cosa sconvolgente:

Dissacratore, sacrilego!!!  drunken   Very Happy 

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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:20 pm

In realtà tutti gli artisti del passato arrivano, verso la fine della loro esperienza pittorica, all'informale.
Il fatto di essere o meno in grado di realizzare un'opera consistente in una banale tela imbrattata con due colori è vero e non vero nello stesso tempo.
E' un discorso molto complesso per comprendere il quale occorre conoscere la poetica delle avanguardie del primo novecento, poi il dadaismo e tutta la critica all'accademia portata avanti dai pionieri dell'arte concettuale.

Osservate quest'opera di El Greco
un autore assolutamente straordinario che in pieno manierismo annienta la plasticità della figura per pervenire ad una sorta di deformazione drammatica del reale che anticipa di 3 secoli la corrente espressionista.
Ciò dimostra come l'esperienza di ciascun pittore, a prescindere dall'epoca in cui si trova a vivere ed operare, lo porta nel corso degli anni, dalle opere giovanili a quelle della maturità, a non accontentarsi più dell'esercizio virtuosistico ed un pò stucchevole della riproposizione sterile di stilemi già esperiti ma ad iniziare la sperimentazione e la ricerca delle potenzialità del gesto e della matericità del colore.
E, come lo stesso Rembrandt.....Tintoretto, Tiziano e tanti tanti altri, perviene ad un'espressione in cui il soggetto diviene un mero pretesto per esprimere altro.....



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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:23 pm

Ecco un'opera di un autore moderno (Bacon)....cosa ci trasmette?
Certamente disperazione.
Sì perchè la disperazione è il leit-motif dell'arte contemporanea a partire dai primi del'900 e segnatamente dalla fine del primo conflitto mondiale, la prima guerra moderna in senso stretto.
L'uomo per la prima volta nella storia perde il suo riferimento al divino e precipita nell'angosciosa realtà di un mondo a lui ostile e privo di significato.
Il non senso si impadronisce di lui e il baratro gli si spalanca dinnanzi, minacciando di inghiottirlo per sempre.
Nessuno con un minimo di senso critico può negare che un oscuro disagio, una malattia del vivere pervada tutte le forme d'arte contemporanee...dalla pittura alla scultura fino al design.
La stessa ribellione nei confronti della forma, della figura compiuta è un'espressione di una crisi esistenziale da cui scaturisce non già la ricerca fiduciosa di una nuova visione del reale, ma un triste e nichilistico rimuginare sul non senso di qualsiasi tentativo rappresentativo.


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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:26 pm

Ed ecco di nuovo un salto indietro...in pieno XVI secolo.
Un autore più che famoso che, come El Greco, a mio giudizio si muove in un binario del tutto divergente dal fare artistico dei suoi contemporanei (e dallo stesso manierismo) ed anticipa addiritura di quattro secoli e mezzo gli intendimenti provocatori del dadaismo: Arcimboldo.
A mio parere in questa ed in altre opere similari oggetti che fanno parte dell'esperienza quotidiana vengono, come nell'esperienza del dadaismo, snaturati della loro utilità (in questo caso alimentare) e riusati in maniera del tutto inaspettata per trasformarli in qualcos'altro di assolutamente imprevedibile.
Come nel dadaismo avvertiamo una vena di drammatica inquietudine che scaturisce essenzialmente dall'esplicito rifiuto dell'accademismo per sfociare in un disincantato atteggiamento di fondamentale pessimismo nei confronti del reale. Nel dadaismo tale rifiuto si connota come critica della società dei consumi, qui come reazione all'ottimismo scientista dell'umanesimo che sfocia in una pessimistica constatazione dell'irrazionalità e contraddittorietà del reale.
Se si considera come in realtà la società dei consumi contro cui si scaglia la critica delle avanguardie di inizio novecento, è figlia dell'industrializzazione dei mezzi di produzione, a sua volta effetto necessario degli sviluppi tecnologici, figli dello scientismo illuminista prima e positivista poi, si può facilmente argomentare, a mio modestissimo parere, la sostanziale identità di intenti fra Arcimboldo e dadaismo.


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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:28 pm

Un'altro salto in avanti...
Un'opera dell'immediato primo dopoguerra....una "testa meccanica" (opera di Hausmann)....uno fra i primi lavori del filone dadaista.
Ricordate l'opera sovvertitrice ed irriverente precedente di Arcimboldo?
Qui ritroviamo la stessa operazione concettuale di capovolgimento delle idee e degli stereotipi consolidati di un certo modo di fare arte.
Gli oggetti di uso quotidiano prodotti dalla società industriale (quella stessa che in fondo aveva portato ad una guerra distruttiva come mai prima) qui vengono provocatoriamente svuotati del loro significato meramente strumentale ed utilitaristico di beni di consumo e riproposti in maniera del tutto nuova ed inaspettata.

Il "cosa è?" viene sostituito dal "cosa potrebbe essere?"...nell'ottica di un percorso concettuale in cui si esprime un tema classico, come il ritratto, in maniera del tutto inedita, portando lo spettatore a farsi delle domande tutt'altro che banali sul senso stesso di determinate realtà che prima dava per acquisite.


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Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:30 pm

Un busto di Giacometti.
Nel potente modellato dell'autore (perfettamente in grado, si badi, se volesse, di realizzare un busto classico che farebbe invidia a Canova) il corpo è come disgregato, frantumato da un'oscura forza interiore.
La superficie sembra ribollire e l'immagine umana scarnificarsi.
Il rapporto con l'osservatore e lo spazio circostante è intessuto drammaticamente, con l'irradiarsi di una tensione emotiva che si sprigiona dall'interno del personaggio filtrando attraverso le mille crepe che ne squarciano la pelle.

Lo sconcerto umano di fronte all'angosciosa imponderabilità ed incontrollabilità della realtà è tutto espresso da quegli occhi tragicamente sgranati.
In questo periodo del percorso artistico di Giacometti, è più che mai evidente il pathos esistenzialista del Maestro, vicino al pessimismo cosmico di Sartre.


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Re: Kit & autocostruzione, ideali e problematiche, lo stato dell'arte; abilità innate o norme derivanti dallo studio e dall'esperienza?

Messaggio  Der Admiral il Dom Mar 16, 2014 1:35 pm

Ecco stavolta un'opera pittorica dello stesso Giacometti.

Giacometti, principalmente scultore, fu anche potente pittore.
Muovendo da impostazioni plastiche vicine al surrealismo, arrivò, nel corso della sua ricerca pittorica, a una poetica espressiva chiaramente esistenzialista.
Nella sua opera pittorica si ritrovano tout court tutte le tematiche espressive delle sue sculture: il segno, nervoso e talora ossessivo, che tenta di vergare una fitta trama di relazioni spaziali ma anzitutto emotive tra le figure umane e il contesto in cui sono immerse....l'inquadratura, attraverso la quale l'autore si propone quasi di delimitare, contenere, imprigionare le immagini.
Come in scultura anche nello spazio della pittura, illusorio ma reale al tempo stesso perché spazio dell'anima, spazio dell'interiorità, Giacometti crea un'atmosfera densa, cupa ad avvolgere la figura umana.
Essa si presenta desolata.... nella ricerca, drammatica perché infruttuosa, della relazione con l'altro.
In scultura lo spazio è quello che l'opera stessa genera nel suo entrare in rapporto con l'ambiente che volta per volta la circonda, deciso dagli allestitori della mostra che la ospita....in pittura lo spazio e il contesto relazionale sono quelli predeterminati dall'artista.


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Messaggio  Nostromo il Dom Mar 16, 2014 1:42 pm

Ecchecazzo Niné!!!  affraid 

Mi sei mancato mon amì, avete capito l'Artista prestato al modellismo???

E' un onore ed un piacere sistemare i tuoi scritti; mai praticata tale incombenza con il medesimo piacere, vai pure avanti Nino, rall n'facc guagliò, senz e ce pensà!

Chapeau!!!  Wink


p.s. Aggiungo doverosamente qualcosa al titolo di questo interessante topic; grazie Nino.

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Messaggio  Giampieroricci il Lun Mar 17, 2014 8:26 am

Sarebbe stato fantastico averti avuto come professore di storia dell'Arte al Liceo, Nino!!!  Very Happy Very Happy 
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Messaggio  Der Admiral il Lun Mar 17, 2014 1:12 pm

addirittura?

beh...io collego opere e autori distanti nel tempo per far capire il senso di un fatto.

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Messaggio  Nostromo il Lun Mar 17, 2014 2:56 pm

Perdona ma per quanto trovo insopportabili certuni che pretendo di spiegarti l'arte più in generale, ad esempio quella gente che all'uscita di un cinema dopo un film ti "spiega" cosa esso o il regista voleva esprimere sotto tutti gli aspetti dimentico che il medesimo film lo hai visto nello stesso suo momento, e se non per un film per ogni espressione che ci riguardi, questo a significare cosa, semplicemente che ognuno guarda con i suoi occhi e pensa con la propria mente, la differenza la fa il vissuto e l'esperienza evidentemente, però ascoltare un'analisi fatta da uno pratico della materia diventa ben altra cosa, altrimenti non esiterebbero i critici, e per quanto criticati avranno un senso positivo e anche questo dipende dall'essere che si predispone ad argomentare.
Immagino che tutto quello che ci hai proposto lo avevi già scritto e che hai solo dovuto metterlo insieme sul topic ma conoscendo la tua preparazione pure no,
Sarebbe opportuno per certi aspetti, viste anche le problematiche di "politica" dei forum o comunque degli screzi che si sono intrapresi con personaggi dell'ambiente modellistico, non essere dimentichi di come ci siamo conosciuti caro Nino, senza sviolinate eccessive ma comunque a dimostrazione che rapporti di rispetto e di stima dovuti per un minimo di sforzo di volontà praticata, possono essere realmente, solo se ci si regala ognuno per se stesso, il dono dell'amicizia.   Wink

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Messaggio  Der Admiral il Lun Mar 17, 2014 4:32 pm

non c'è dubbio su questo.


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Messaggio  Nostromo il Lun Mar 17, 2014 4:51 pm

... drunken 

Sam: È uno dei migliori Pollock, non trova?
Ragazza al Museo: Sì, infatti.
Sam: A lei che cosa le dice?
Ragazza al Museo: Secondo me riafferma la negatività dell'universo, la terribile vacuità solitaria dell'esistenza, il nulla assoluto, la condizione dell'uomo costretto a vivere in una deserta eternità senza Dio come una piccola fiammella tremolante in un immenso involucro vuoto con null'altro che paura, orrore, schifo e degradazione che formano una squallida ed inutile camicia di forza sospesa in cieco ed assurdo cosmo.
Sam: Che fa sabato sera?
Ragazza al Museo: Occupata, devo suicidarmi.
Sam: Allora facciamo venerdì Sera?

(Provaci ancora, Sam. Woody Allen 1972)


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Messaggio  Der Admiral il Lun Mar 17, 2014 7:10 pm

grandioso......io adoro Woody Allen.

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