I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

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I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  med1144 il Lun Nov 05, 2012 5:55 am

Grazie a tutti per il caloroso benvenuto, come primo modello ho scelto naturalmente uno dei più semplici (almeno così dicono...) che sarebbe " La Belle". Un paio di anni fa però avevo acquistato anche il volume completo di tavole del Fleuron dall'Ancre. Opera monumentale troppo complicata per un neofita...la teniamo al calduccio in biblioteca in attesa di "affrancamento" sempre che...il Padreterno non la pensi diversamente.
L'intenzione per La Belle era quella di costruirla usando il legname che in effetti veniva usato all'epoca per le costruzioni navali quindi, non il pero come vedo si usa comunemente ma la quercia o rovere per lo scheletro (reperibile più facilmente per me) poi, logicamente gli altri tipi di legno a seconda della sovrastruttura.
Considerando che non dispongo ne di tornio ne di fresa, troppo onerosi per un piccolo pensionato sarà in toto, lavoro manuale alla vecchia maniera con tempi lunghi si, ma sicuramente altre soddisfazioni e poi....nessuno mi rincorre salvo il padre Tempo e...l'altro più in Su!!!
Ho una raccolta di attrezzi manuali di prima scelta e la tecnologia non va oltre un paio di trapanini tipo Dremel con e senza reostato, un antico seghetto da traforo alternativo anni 70, un tornietto autocostruito con motore di lavatrice e reostato idem per la macchinetta commettitrice da poco realizzata (un calibro ventesimale ed un vecchio micrometro di 40 anni fa)e ancora tanto ma tanto olio di gomito, vedremo che cosa alla fin fine ne uscirà, saluti a tutti e buon proseguimento, bye! Rolling Eyes

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  airon il Lun Nov 05, 2012 6:39 am

Buongiorno Marco, come si dice........ un bravo falegname sa lavorare prima a olio di gomito e poi con le macchine. Io non ho il tornio nemmeno autocostruito con motore di lavatrice, fresa, ho solo un traforo elettrico, una levigatrice un trapano a colonna e un trapanino dremel.  Per portare a spessore le tavolette uso un platorello e calibro digitale, fatte tagliare prima dal falegname e poi spessorate col "mio metodo". Un modellista francese mi disse che si puó costruire anche senza particolari attrezzature basta avere manualità e inventiva. Pian piano mi attrezzeró strada facendo. Spero possa esserti di consolazione.
Vinicio

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali

Messaggio  med1144 il Sab Nov 10, 2012 7:51 am

Caro Vinicio hai perfettamente ragione ed è quello che io pure ho sempre fatto, la tecnologia avanzata è sicuramente molto comoda ma non alla portata di tutti, in particolare economicamente e...in fondo, quando neppure esisteva come facevano??? I migliori capolavori sono alla fin fine usciti dalle mani degli artigiani ed il 99% degli operai che lavoravano nel settore cantieristico tali erano. Grande manualità unitamente alle conoscenze tecniche acquisite da generazioni hanno dato vita alle spettacolari imbarcazioni che oggi sono i nostri modelli per cui ribadisco che, conoscenza + olio di gomito e tutto il tempo che ci vuole da gli stessi identici risultati a volte anche migliori in quanto si cura molto di più il particolare anche se per ogni pezzo ci vuole una eternità. I vecchi modellisti come noi pur avendo un occhio attento all'innovazione, sopra tutto oggi, devono fare i conti con la "pecunia" che è sempre meno per cui si ritorna ai vecchi metodi di una volta riscoprendosi comunque innovativi e creativi alla bisogna.
Pochi, molto pochi credo facciano mercato dei propri modelli per cui la fretta non ha alcun senso, serena giornata a tutti, bye 8)

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali

Messaggio  Rockridge il Sab Nov 10, 2012 9:27 am

Cari Vinicio e Marco .
Vorrei dirvi che, personalmente, condivido le vostre opinioni in merito alla costruzione manuale dei modelli.
E' vero però che almeno un paio di macchinozze,proprio perchè ai nostri tempi le cose viaggiano più velocemente, occorrerebbe avercele .... perlomeno quelle che ti permettono di baipassare tutta quella serie di "rotture di maroni" in riferimento a sgrossature e asportazione di grossi volumi di materiale inutile ..... cosa che manualmente comprometterebbe molto i tempi di chi , come me, di tempo non ne ha molto a disposizione . E' altrettanto vero che la "pecunia" è una materia prima che ultimamente scarseggia molto ... ma nel tempo con un minimo esborso di soldi credo sia possibile potersi dotare di strumenti elettrici tipo pialla , traforo elettrico e levigatrice ..... giusto per levare il grosso ..... poi diventa più divertente usare le mani con utensili manuali che ti riportano all'antichità .... ed è anche un'ottima sfida con se stessi e la propria capacità che unita al desiderio di accrescere le proprie "abilità" potrebbe portare a risultati eccellenti.
E' altrettanto vero che ci sono persone che amano le macchine utensili , possono permettersele, ed è giusto che le utilizzino .... attenzione che usare bene le macchine non è per nulla facile occorre esperienza ed abilità nel gestirle , impostarle, tararle, migliorarle .... oltre che saperle utilizzare . Chiaro che poi i risultati saranno eccellenti , indubbiamente migliori,per precisione, rispetto ad una lavorazione completamente manuale .....  Ma ritengo che siano due approcci decisamente diversi con diversi risultati finali ..... è una scelta che ognuno di noi fa in base a come ciscuno intende approcciare il proprio lavoro ..... ma è solo una mia opinione ....

Un caro saluto a tutti .

Roby
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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Dom Nov 11, 2012 7:07 pm

Buonasera. L'asserto che grandi capolavori (modellistici) del passato, non abbiano avuto l'ausilio del motore non è del tutto vero, vero è che chi ha talento e inventiva ha bisogno di poco, vero è che se metti degli artigiani professionisti, nonché degli artisti a eseguire modelli navali, si hanno dei capolavori, ma già dal dopo 700 (come si può vedere dalle scansioni qui sotto), si aveva la possibilità di utensili "a motore" senza avere il motore, esattamente come la macchina da cucire della nonna: a pedali. Il motore aiuta, taglia i tempi ma, soprattutto, riesce a dar quella precisione che non si avrebbe altrimenti. Ovviamente questa non è assolutamente la verità perché, l'unica verità, è il talento che nessun motore offrirà mai. pirat


I disegni sotto, sono estratti da un catalogo di macchine utensili del 1850. Alcune erano anche d'importazione.










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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  airon il Dom Nov 11, 2012 8:21 pm

Buonasera a tutti, grazie Riccardo per aver aperto un topic a riguardo e scusaci se siamo andati completamente off topic, sono io la pietra dello scandalo. Tornando al modellismo manuale, poco tempo fa ho letto in rete che secoli addietro l'hobby che noi chiamiamo ora e pratichiamo per evadere dai problemi quotidiani ecc...ecc.... era un mestiere vero e proprio nel senso che, quando il re commissionava delle navi gli ingegneri affidavano a degli artigiani la costruzione di un prototipo da mostrare alla corona per cui con miseri utensili venivano realizzati. Certo avere delle belle macchine come ho visto negli atelier di modellisti con gli attributi qui sul forum sarebbe un grande aiuto ma come dici te ci vuole prima il talento, è come avere una bella Ferrari e non avere il manico per guidarla. Pian piano mi adeguerò ai tempi e alle esigenze.  Interessante le stampe dell'epoca che ci mostri, sapevo del tornio azionato a pedali ma non addirittura un traforo azionato cineticamente dall'operatore, ovviamente utensili prima dell'avvento del motore elettrico. Grazie Riccardo.
vinicio

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Dom Nov 11, 2012 11:27 pm

airon1970 ha scritto:...per cui con miseri utensili venivano realizzati


Fu nel 1649 in Inghilterra, durante il governo di "salute pubblica" di Oliver Cromwell (in Francia qualche decennio dopo ad opera di Colbert), che i lord dell’ammiragliato ordinarono al consiglio della marina, con un atto scritto (quindi documentato), di sollecitare i costruttori competenti a far in modo che nel presentare i piani navali all'ammiragliato, per l’approvazione alla costruzione, lo dovevano fare congiuntamente ad un modello in scala ridotta delle navi in progetto. Era nato il modellismo d'arsenale a mio parere, proprio perché i modelli erano eseguiti negli arsenali. Nel corso dei decenni e quindi di quei due secoli 1650-1850, la "questione" si affinò e si arrivò a far entrare nei lavori artigiani e addirittura artisti. E' evidentemente possibile che un laboratorio in un arsenale navale avesse il meglio sul mercato, anche come macchinari quindi. Io credo che se un modellista appassionato si mette a fare il modello della sua vita e ci mette 30 anni (Barbieri per fare la corazzata Roma ce ne ha messi 50), non abbia bisogno che del talento e la volontà; per fare modellismo le strade sono molte, e se si fa è perché se ne ha piacere, quindi valgono tutte. E' interessante invece scoprire che proprio le opere d'arte che sono i molti modelli dell'epoca, sono stati eseguiti da professionisti, in maniera particolare per le parti scultoree e per le attrezzature, i modelli erano eseguiti a più mani, proprio perché in un'arsenale ne avevi materia prima, immagina di avere a disposizione scultori professionisti o mastri cordai. Nel corso di tutto il XVIII secolo si sono sviluppate delle vere e proprie professioni, Boudriot in un articolo racconta la storia di un mediocre ingegnere navale passato alla storia per i modelli che ha lasciato, il Vecchio riporta documenti dove si evidenzia che, per eseguire alcuni modelli sono stati impiegati mastri attrezzatori o scultori professionisti, pagati profumatamente e fatti giungere al tal all'arsenale e con tanto di famiglia, per portare a termine questo o quel modello. C'è da considerare che all'epoca, i piani navali non potevano arrivare a chiunque, questo ci conferma che il tutto rimaneva nell'arsenale e che vi erano laboratori che si occupavano di ciò: modellisti professionisti.
Mi viene da pensare che indipendentemente dalle macchine, forse molti di noi sono più bravi, visto che nessuno ci paga! Very Happy

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  airon il Lun Nov 12, 2012 7:22 pm

Ciao Riccardo, devo dire che sei molto preparato e confermi quanto da me detto. Interessante l'argomento che hai postato, effettivamente all'epoca su un vascello lavoravano diverse manovalanze specializzate in settori diversi perfino agli scultori e i bastimenti erano considerati dei veri e propri musei naviganti fino all'avvento dell'acciaio e così andando a scomparire diverse figure artigianali o meglio artisti a mio parere.
grazie Riccardo.
vinicio

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Mar Nov 13, 2012 1:02 pm

airon1970 ha scritto:Ciao Riccardo, devo dire che sei molto preparato e confermi quanto da me detto...


Grazie per il complimento Vinicio ma, non capisco cosa confermo, nello specifico non sono in accordo con l'assioma che i meravigliosi modelli d'arsenale del passato, vennero realizzati con miseri utensili, e abbiamo anche un termine di paragone possibile: i modelli così detti dei prigionieri di guerra francesi che, per buona sorte degli appassionati di modelli navali, ebbero il permesso di vendere ogni cosa avrebbero potuto produrre; quei modelli senza alcun dubbio sono stati eseguiti con miseri utensili, e se ne contempla l'evidente differenza anche se rimangono delle vere opere d'arte. Come ripeto, vero è che il talento non ha bisogno di nulla, che è ovviamente il mio pensiero. C'è un libro, edizioni Mursia, molto interessante, anche perché è uno dei pochi tradotti, che ipotizza la genesi del modellismo, ed anche, chiaramente, quella del modellismo d'arsenale, alcuni aspetti appaiono romanzati certamente ma se ne ricava, a mio parere, una ottima veduta d'insieme. Se vi capita non fatevelo scappare: "L'arte del modellismo navale, enciclopedia illustrata dei modelli navali d'ogni tempo e paese" ad opera di Guy R. Williams, un Gallese che come disegnatore meccanico, durante la seconda guerra, lavorò ai progetti del bombardiere "Mosquito".

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  airon il Mar Nov 13, 2012 7:46 pm

John Silver ha scritto:
Fu nel 1649 in Inghilterra, durante il governo di "salute pubblica" di Oliver Cromwell (in Francia qualche decennio dopo ad opera di Colbert), che i lord dell’ammiragliato ordinarono al consiglio della marina, con un atto scritto (quindi documentato), di sollecitare i costruttori competenti a far in modo che nel presentare i piani navali all'ammiragliato, per l’approvazione alla costruzione, lo dovevano fare congiuntamente ad un modello in scala ridotta delle navi in progetto. Era nato il modellismo d'arsenale a mio parere, proprio perché i modelli erano eseguiti negli arsenali. Nel corso dei decenni e quindi di quei due secoli 1650-1850, la "questione" si affinò e si arrivò a far entrare nei lavori artigiani e addirittura artisti.  

Mi riferivo a questa parte del racconto che i modelli da presentare ai committenti erano affidati a degli artigiani, per quanto riguarda gli utensili dell'epoca a noi ci sembrano rudementali ma ai tempi passati per loro erano ottimi, forse mi sono spiegato male.

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Mar Nov 13, 2012 8:34 pm

airon1970 ha scritto:...forse mi sono spiegato male.


Ma non c'è problema Vinicio, abbiamo tutto il forum per spiegarci; so benissimo che non è facile, ne a parole e tanto meno con lo scritto, esprimere fino in fondo il proprio pensiero, altrimenti scriveremmo libri e non faremmo modelli. Very Happy

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Mar Gen 14, 2014 2:12 pm

...una sega da traforo antica ma... moderna.  Very Happy 


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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Arsenalotto il Mer Gen 15, 2014 9:37 pm

Ciao a tutti

John Silver ha scritto:
Fu nel 1649 in Inghilterra, durante il governo di "salute pubblica" di Oliver Cromwell (in Francia qualche decennio dopo ad opera di Colbert), che i lord dell’ammiragliato ordinarono al consiglio della marina, con un atto scritto (quindi documentato), di sollecitare i costruttori competenti a far in modo che nel presentare i piani navali all'ammiragliato, per l’approvazione alla costruzione, lo dovevano fare congiuntamente ad un modello in scala ridotta delle navi in progetto.  

Visto che è stato toccato questo argomento vorrei offrire un mio piccolo contributo, riportando la traduzione (mia) di un passo del libro di John Franklin "Navy Board Ship Models 1650-1750", nella speranza che possa servire da stimolo ad approfondire questo aspetto del modellismo storico, spesso divulgato in termini riduttivi, se non a volte non corretti. Documenti storici che dimostrino inequivocabilemte che i modelli (e con questo termine intendo modelli dettagliati ai quali siamo soliti fare riferimento quando parliamo di modelli antichi, e limitatamente alla realtà degli arsenali britannici) fossero un elemento standard del processo di progettazione delle navi reali, non ne esistono. Questo non vuole necessariamente significare che ne fossero completamente avulsi, ma certamente non si può giungere a una conclusione definitiva. Il passo è il seguente:

Dei modelli furono sicuramente realizzati come elementi di progetto, e ci sono documenti officiali in cui viene richiesto ai costruttori navali di operare conformemente a ciò, ma essi non specificano espressamente in quale forma essi siano intesi.
Per esempio in un ordine del 1645 viene richiesto ai costruttori di fornire dei 'moddles' prima di iniziare la costruzione della nave. Questo potrebbe significare cose diverse (nota: non è del tutto chiaro se si faccia riferimento a un modello tridimensionale o piuttosto a un disegno, tenendo presente l'ambiguità di questo termine nel diciassettesimo secolo). In un ordine del 1716, ai responsabili degli arsenali viene richiesto di fornire un 'solid' come progetto, e con questo termine viene quasi certamente inteso un semplice block model, non uno dettagliato. Un block model dipinto era sufficiente in termini di progetto (per illustrare le forme dello scafo, l'organizzazione delle cannoniere e degli altri dettagli esterni) per andare incontro alle esigenze dell'ordine.


Abbiamo invece documentazione di come alcuni dei modelli antichi (sempre intendendo i modelli dettagliati di cui sopra) siano stati costruiti in ambito diverso da quello di progetto, per esempio quelli donati a Giorgio III per aumentare il suo interesse nei confronti delle faccende riguardanti la marina, dei quali ho tratto in un altro topic.

PS. purtroppo gli impegni attuali mi hanno tenuto un po' lontano dal forum e dal modellismo; per un curioso e ironico contrappasso, da quando è iniziata la crisi economica il mio lavoro è aumentato; e vi assicuro che non faccio il curatore fallimentare!

Alessandro

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Mer Gen 15, 2014 11:29 pm

Ciao Ale e bentrovato, è sempre un piacere leggere i tuoi spunti inutile dire che mi piacerebbe averne di più ma sono un uomo paziente.
Certamente la verità non la sapremo mai, non sapremo mai cosa si intendesse realmente, anche se da diverse fonti si stabilisce che quel primo documento fosse un'ordine di costruzione in scala ridotta, leggendo il tuo scritto mi è venuto in mente un dipinto (sotto), che certamente conoscerai di John Seymour Lucas e mostra una tipica riunione dell'Ammiragliato nell'anno 1667, intitolato "A new whip for the dutch" cioè una nuova frusta per gli olandesi, in cui si vede l'esposizione di un modello finemente realizzato.
Questo dipinto invero non è del periodo che raffigura visto che l'autore in questione è nato nel 1849. Lo riporto il dipinto perché è indicativo, e sempre dal libro di G. R. Williams (da cui ho estratto la nota sul primo documento che stabilisce di presentare un modello congiuntamente ai piani navali), un'aneddoto dai diari di Samuel Pepys nella sua carica di segretario del Consiglio dell'Ammiragliato che annota in data 30 luglio 1662: "Alzato di buon ora e andato in ufficio, Cooper e venuto da me e ha attaccato una conferenza a proposito di uno scafo di una nave di cui m'è di grande ausilio l'avere un modello in ufficio ed esso è invero molto utile e bello a vedersi."
Con un po di tempo dovrei trovare anche altri fonti documentali sempre da diari ma, non cambierebbe poi molto, certamente quel primo ordine scritto può essere poco chiaro ma per me è indubbio che si siano iniziati a costruire modelli e nel tempo anche di una certa fattura.
Dovresti essere felice che non hai molto tempo libero per impegni di lavoro, immaginando che sia adeguatamente retribuito.
Un caro saluto.

   






Invece vorrei sapere qualcosa di questo dipinto sotto o stampa che sia, trovato in rete ma senza riferimenti. Sai forse Ale (o chiunque), di chi e cosa trattasi?





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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Arsenalotto il Gio Gen 16, 2014 12:46 am

Ciao Riccardo e grazie

hai detto bene, la verità è difficile da accertare, ma non si può escludere che emerga qualcosa di nuovo dagli archivi. Nel libro di Franklin (del 1989), sono riportati tutti i passi dei diari di Pepys in cui parla dei modelli (Pepys oltre ad essere una figura di primo piano in quella sede era anche un collezionista di modelli); questo Cooper citato nei suoi diari era un mastro velaio, impiegato da Pepys per apprendere i fondamenti dell'arte navale; queste "lezioni" (lectures nel testo originale) erano impartite con l'ausilio di un modello; quindi la traduzione corretta dovrebbe essere più o meno questa: "Alzato presto e andato in ufficio, dove Cooper è venuto e ha iniziato la sua lezione riguardante lo scafo di una nave, al cui proposito l'averne un modello nel mio ufficio è di grande utilità per me". Il modello in questione gli era stato recapitato precedentemente in un baule, e non se ne conosce l'origine; in un passaggio precedente ipotizza che possa essere appartenuto al re o a un altro membro dell'ufficio, un certo Turner; successivamente fa riferimento a questo modello come il "suo" (è possibile che non avendo avuto riscontro rispetto alla proprietà abbia deciso di appropriarsene). La conclusione di queste lezioni avviene con il trasferimento di Cooper a Chatham per occuparsi di una nave per la quale Pepys gli aveva ottenuto un incarico, probabilmente come ricompensa di queste lezioni. La frase riportata nel libro di Williams (che possiedo) quindi, svincolata dal contesto, può assumere un significato completamente diverso.
In un altro passaggio Pepys racconta che Deane (assistente del Master Shipwright a Woolwich), venuto a riferire su tutt'altro argomento gli promette un modello che gli farà molto piacere perché "I do want one of my owne", cioè ha il desiderio di possederne uno. In pratica Deane gli promette un modello per entrare nelle grazie di Pepys. Al che il nostro si ripromette di ricambiare "I shall study to do him a favour for it", il che puntualmente avvenne (Deane fu nominato Master Shipwrigth a Harwich alla tenera età di 26 anni) omnia munda mundis!
A proposito del quadro di Seymour Lucas, in cui lo stesso Pepys è rappresentato, Franklin sottolinea che nei diari di Pepys non viene descritto un tale episodio (o uno simile), nonostante egli descriva minuziosamente molti avvenimenti di importanza paragonabile o anche minore.
Tutto questo ovviamente non sminuisce l'importanza dei modelli, (erano oggetti ambiti e valutati), ma pone qualche interrogativo in più sulla loro effettiva utilità progettuale.

Buona notte a tutti

Alessandro

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Messaggio  Nostromo il Gio Gen 16, 2014 12:50 am

Arsenalotto ha scritto:Ciao Riccardo e grazie...


Wow, grazie a te Ale!  study


p.s. Non sai nulla del dipinto o stampa senza nome che ho postato?


Ultima modifica di John Silver il Gio Gen 16, 2014 12:52 am, modificato 1 volta

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Messaggio  Arsenalotto il Gio Gen 16, 2014 12:51 am

Il secondo credo di averlo già visto ma non ne conosco soggetto ne autore. Il modello è certamente in stile Navy Board.

Ciao

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Messaggio  Nostromo il Gio Gen 16, 2014 4:13 am

Arsenalotto ha scritto:...A proposito del quadro di Seymour Lucas, in cui lo stesso Pepys è rappresentato, Franklin sottolinea che nei diari di Pepys non viene descritto un tale episodio (o uno simile), nonostante egli descriva minuziosamente molti avvenimenti di importanza paragonabile o anche minore.


Forse il quadro, comunque di fine 800, si riferisce ad un episodio di costruzione di una nave realmente esistita e ipotizza la riunione per l'approvazione da parte dell'Ammiragliato dell'epoca: nel giugno 1667 nella seconda guerra anglo-olandese de Ruyter lanciò gli olandesi nell'Incursione sul Medway alla foce del Tamigi e catturò l'ammiraglia HMS Royal Charles, la guerra si interruppe ma di li ad alcuni anni (1677) riprese e probabilmente diverse navi, quindi fruste secondo Seymour, furono varate contro gli olandesi, e dovresti saper bene che esiste anche una rappresentazione tipica proprio del 1677, di come si svolgevano le riunioni dell'Ammiragliato secondo lo Science Museum di londra che ha fatto costruire in scala 1/6 da tale signorina B.M. Campbell per le figure umane, un modello (foto).
In questa rappresentazione (simile al quadro è dir poco), ci sono molti personaggi: il Re, lo zio il Principe Rupert, il duca d'Ormonde e il segretario di Stato stanno discutendo con l'aiuto di un modello, due membri del Consiglio della Marina, Deane e Tippetts direttori delle costruzioni dell'arsenale fanno i consulenti per i problemi costruttivi mentre Pepys, in carica come segretario del Consiglio prende appunti... mi chiedo; è mai possibile che sia il quadro, sia la rappresentazione non si basino su dati scritti, possibile che le riunioni non fossero documentate e tutto ciò è solo una grande romanzata?













Arsenalotto ha scritto:...Tutto questo ovviamente non sminuisce l'importanza dei modelli, (erano oggetti ambiti e valutati), ma pone qualche interrogativo in più sulla loro effettiva utilità progettuale.


Certamente hanno avuto un'evoluzione, semmai inizialmente si è trattato di mezzi scafi piuttosto che scafi pieni da illustrare solo forme o progressi tecnologici e militari, a mio parere la maggior parte dei modelli a cui facciamo riferimento sono stati messi in opera principalmente per bellezza su richieste dei reali o chi per loro per doni di pregio tanto di più appunto, essendo rari, poi nel tempo l'orizzonte dell'utilità si è allargato ma, la mia idea e che, fondamentalmente, la maggior parte dei modelli dell'epoca che ammiriamo, sono qui per ciò che i francesi chiamano la grandeur.  Wink


Ultima modifica di John Silver il Mer Mar 12, 2014 2:03 pm, modificato 1 volta

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Arsenalotto il Gio Gen 16, 2014 9:36 pm

Ciao Riccardo

concordo con la seconda parte del tuo ragionamento. I "solid" di cui si parla nell'ordine del 1715 portrebbero essere dei block models; modelli elaborati (cioè con ossatura) sono stati costruiti fin dai tempi di Phineas Pett, probabilmente per illustrare le innovazioni collegate a un nuovo tipo di costruzione (ed è possibile che, successivamente, in qualche caso questo sia accaduto ancora); è tuttavia probabile che nel processo di progettazione ordinaria non fossero necessari.

In quanto alla scena rappresentata nel quadro e nel modello tridimensionale del Science Museum (che purtoppo ha recentemente chiuso la Shipping Gallery) non si può escludere a priori che sia realmente avvenuta, anche perché Carlo II era addentro alle cose della marina; la notazione di Franklin è semplicemente che nei diari di Pepys non si trova traccia di ciò. Il mio pensiero è che possiamo fare delle ipotesi a riguardo dell'utilizzo di questi manufatti, senza però poter formulare un giudizio definitivo.

Alessandro

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Re: I laboratori modellistici negli arsenali dell'epoca

Messaggio  Nostromo il Mer Mar 12, 2014 2:10 pm

Arsenalotto ha scritto:...La frase riportata nel libro di Williams (che possiedo) quindi, svincolata dal contesto, può assumere un significato completamente diverso.



Si, decisamente, è certamente come dici; prendeva "lezioni".

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